Dom Pérignon e il restauro dell’abbazia di Saint-Pierre a Hautvillers

Impronta economica

© Tutti i diritti riservati

In collaborazione con Bâtiments de France, l'ente nazionale francese per la conservazione del patrimonio, Dom Pérignon ha fatto ricorso ad artigiani locali per restaurare l'abbazia di Saint-Pierre a Hautvillers, città natale della Maison di champagne.

Fu all’abbazia di Saint-Pierre, nel villaggio di Hautvillers, che il monaco benedettino Pierre Pérignon perfezionò nel XVII secolo la miscela dello champagne. Era deciso a creare il “miglior champagne al mondo”, e ci riuscì. Da allora, il suo nettare è sempre stato all’altezza della sua reputazione. Quattro secoli dopo, il marchio Dom Pérignon promuove un dettagliato progetto di restauro, che prevede tre anni di preparazione e nove mesi di lavori per riportare l’abbazia ai suoi antichi fasti. Nel 2009, Dom Pérignon ha affidato lo studio preliminare a François Chatillon, architetto certificato specializzato nel restauro degli edifici storici. Poiché il chiostro e la porta di Sant’Elena sono considerati monumenti protetti, la Maison ha supervisionato i lavori in collaborazione con l’ente per la conservazione del patrimonio Bâtiments de France. Per l’esecuzione del restauro Dom Pérignon ha impiegato maestranze e materiali locali. Per l’intervento sulla porta dell’abbazia l’architetto ha tratto ispirazione da una porta seicentesca della vicina cittadina di Châlons-en-Champagne. Dopo oltre diciotto mesi di ricerca e preparazione, due mastri artigiani dell’organizzazione Compagnons du Devoir hanno lavorato per tre mesi al recupero di questo spettacolare elemento architettonico, impiegando legno di quercia della foresta delle Ardenne e strumenti appositamente costruiti per riprodurre i motivi decorativi originali. Nel frattempo, quattro scalpellini hanno lavorato al chiostro applicando metodi d’epoca. Sono state necessarie oltre 3.350 ore in loco e 1.900 ore in laboratorio per intonacare e scolpire i contrafforti, rafforzare le volte, riparare i pavimenti e costruire la scala esterna. Tutta la pietra necessaria al restauro è stata estratta nei dipartimenti della Yonne e della Mosa. Le colonne portanti dell’ossatura dell’edificio e del tetto sono state sostituite da copie identiche alle originali e il tetto è stato ricomposto con tegole Phalempin. Dopo questo minuzioso restauro, l’abbazia di Dom Pérignon conferma la propria vocazione di culla creativa e luogo di memoria.

Altre iniziative: Impronta economica